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Ciò che dobbiamo imparare a fare, lo impariamo facendo.
Aristotele

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di Lucani emigranti che dopo essere partiti vengono rimpianti

LAVORO
4 ottobre 2009
Tirocini Formnativi : buoni - no buoni
Ass. Ausilio non buono il tirocinio

 

Premesso che non ho motivo per criticare l’Assessore Ausilio se non per gli atti e progetti e proposte del suo Assessorato che non siano condivisibili e,dunque, l’intervento mira a riportare le questioni nella giusta luce e anche a diradare,se si può, una qualche polemica troppo strumentale.  I tirocini formativi attirano l’attenzione, evidentemente, per due ordini di ragioni : 1) sono riferiti ad attività formative da farsi presso pubbliche amministrazioni Lucane; 2) vengono lanciati a ridosso delle elezioni regionali.  Da qui un estremo e polemico – a volte – interesse.    A me non interessano tanto le ragioni predette quanto il fatto che questi tirocini possano avere un esito, offrire una opportunità formativa seria ai giovani, alleviare i ritardi o le sofferenze delle pubbliche amministrazioni, insomma, che siano capaci di dare un utile agli interessati e alle amministrazioni ovvero agli interessati ovvero alle amministrazioni.  Ad occhio non pare che possano dare uno qualsiasi degli esiti da me sperati perché non sono incentrati su una precipua attività di studio che li finalizzi o li abbia finalizzati o li possa finalizzare in tal senso.  Ragione per cui, alla fine fine, i critici hanno buon gioco a dichiarare che sono inutili e che sembrano una manovra pre elettorale.  Il perché di questa mia critica – che vuole essere ed è costruttiva – è semplice e basta porsi una domanda : ma alla fine del tirocinio formativo il giovane formato tornerà o no disoccupato o inoccupato com’era prima? La risposta inevitabile è si! Allora il tirocinio si configura come parcheggio per un anno.   Ma bisogna aggiungere che neanche le PP.AA. rischiano di avere un qualche beneficio o sollievo alle proprie croniche sofferenze perché anche per le amministrazioni saranno più un problema che un aiuto. Bisognerà impiegare unità per fare il tutoraggio e,dunque, si rischia di sottrarre ancora competenze ed abilità alla normale attività – che già procede a rilento di suo – anche se,verosimilmente, queste unità dovrebbero essere velocemente in grado di dare il proprio contributo operativo.  Però questo è solo un lato del problema, l’altro lato del problema è che queste politiche sembra siano condizionate da una altalena di indirizzi perché l’anno scorso la Regione – stesso assessorato – ha lanciato il programma pari che ancora oggi comincia a muovere i primi passi e, però, a fronte di tot. richieste ne vengono finanziate meno della metà.  Oggi,invece, di completare il finanziamento di quei progetti si propongono i tirocini formativi, pochi mesi addietro non si sono contate le polemiche sulla proposta di regolarizzazione dei precari presso la regione e gli enti sub regionali.  Insomma,appare, troppo incerta e quasi incoerente la proposta politica.  Richiamo il programma P.A.R.I. perché lì si è in presenza di ipotesi finalizzate a diventare autosufficienti da parte dei giovani candidati che hanno avanzato un’idea imprenditoriale – che se funziona – li toglie dalla disoccupazione.  Se quell’idea però la facciamo partire tra due anni nasce di sicuro già morta. Se quell’idea la facciamo partire quando il giovane ha fatto la valigia ed è emigrato non serve più a niente.   Azzardo,perciò, un paio di suggerimenti: 1) completare immediatamente il finanziamento del programma p.a.r.i per tutti i progetti ammissibili a finanziamento; 2) Completare il programma per i tirocini ma integrando le modalità di modo che l’attività svolta presso le PP.AA., previo un periodo iniziale di formazione, possa essere considerata a tutti gli effetti servizio reso – e quindi possa essere utilizzato quale titolo di servizio -; 3) attivare mediante integrazione del fondo o mediante ritaglio di quota del fondo analoga possibilità di tirocinio formativo in azienda e prevedere la possibilità che – in presenza di garanzia di assunzione – il tirocinio possa essere effettuato anche fuori regione.    Ovviamente so da me che i consigli non pagati  non sono molto apprezzati ma tant’è questo è un tentativo di contribuire a svelenire la questione.

 

Antonio Caivano

Segre.Prov.le PSDI Potenza

 

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La crisi alla Regione Basilicata: Può diventare l’occasione per il rilancio di una seria ed efficace politica per i Lucani.

Le scelte politiche sono fondamentali e, soprattutto, non si possono più rimandare:

Bisogna capire che le idee camminano sulle gambe degli uomini e che senza idee, coraggio, sensibilità non si riesce a rilanciare sviluppo, occupazione, Miglioramento delle condizioni di vita dei Lucani residenti.

Bisogna cambiare passo e mettere al centro della politica il cittadino come alunno, studente, inoccupato, impiegato, lavoratore, pensionato, disoccupato.

Bisogna che le priorità politiche siano confacenti con le esigenze della gente.

Bisogna, insomma, che la politica si occupi delle necessità della gente e che le conosca direttamente queste necessità.

Bisogna, insomma, che sia conveniente vivere in Basilicata e non che sia una necessità.

Bisogna aiutare l’agricoltura Lucana e gli Agricoltori Lucani, magari, aiutandoli a vendere direttamente i propri prodotti.